┼ Missa Est ┼
28.9.10

 
è tutto uno spostato a Sono/Sei


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19.3.07

 
Fatemi Rapire
Tenue Disastro







sono qui
sparato con la luce negli occhi apposta
che così se c'è notte non lo so

sembra ieri, è domani

quando da piccoli sugli ulivi a testare la solitudine
che, non lo sai, si cade difficilmente invece di sanguinare giù
a parte passare le lune piene a benedire la marijuana per il poker
che è fragile vita per i forti, bevono caffè come niente

e a me sembra importante fare mattina con i compagni romantici
a credersi psichiatri delle faccende infinite
stese sul lettino blu che evapora nella pioggia
o nei fanali delle vetture ininterrotte

scoppiamo d'ombra

anche perché l'animo umano è come un alcolizzato
giusto un breve attimo di leggerezza
e lo spende per sbronzarsi ancora

bentornato

(ma si è chiesto troppo a questa noia
lo immaginavi?)


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24.6.06

 
Tampax
Crolla, Crolla, Vengo








Il diabete di questi giorni orrendi
Il tempo scalzo e noi quintali di polvere

Passeggia su noi

Incinto il vento è volato via come se i soli
Fiacchi esausti a stereotipo moti fossero
E nemmeno pietoso- usati e poi lasciati lì accesi
Televendite nel russare fuso

H, quanto odio possa ciò generare contiamo
Esaltante analisi di seduzione amorale-
-devi sapere gli estremi si scopano
E si lascia il quotidiano ricino e segatura
Alle quattro cavalcature del vuoto

Catalessi
Si eccita
Lebbra al cazzo

Non si tratta di sperare o lavarsene i guanti
Perché grandi cose farà di niente il signore
Il gretto inumidisce e si scopre arma già profonda
Giù nel ventre ornato dell'aspide originaria

Tampax

//*sesso sulla spiaggia quattro chiacchiere col vuoto
//*un tanto di noi visione si lascia andare
//*sigla ossesso di arti femmina corallo
//*sei tu che amo volevo anche dirlo
//*se crolla il mondo ti capisco


bxz bzzz


Ingoierò il tuo flemma con tremenda passione.


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18.9.05

 
Bonustrack Postmortem
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primule piume primavera

pocopiù che abrasione sulla federa se mi discerni ancora
sottili compianti disinfettati le cui unghie impronunciabili
mani lunghe sottili le mani tue che non piangerò ripetendole
come non fa settembre, steso di fretta a nobis contemperatura
come quasi a rinvenirsi anch'egli liquefatto nelle orine

amore mio, mio amore: non è stato mai così imbarazzante
lasciarti a spegnere senza che come una candela ti soffiassi,
evirata del mio preziosissimo e innumerevole sentimento
che genuflesso all'avanguardia di tutti i sentimenti
per un attimo di chiarezza in pura organica sofferenza

lascialo dire, o che lo dica -
bieca infame modalità che sia lontanamente
soavità o perlopiù legalità morale a dirlo

che ti approccio e ricordo pisciata addosso e goduta nel diaframma
lì lacerato da troppe sacre geometrie interpolate alla cicatrice
tenue, amaro o sfacciato o, O. come ora dipendenza da eroina


7/4, ti tingo la mano nelle labbra, il sudore cerebrospinale
avvolgendosi di frame tattili per l'antica squisitezza
nel viale sarcolemma degli ultimi giorni è, quasi dire, romantico
e come dissi un tempo, strettamente appeso alla tua vagina
la felicità è davvero il modo peggiore di essere infelici.



[+]









note:

per certe cose di troppo amore non ho più lo stomaco, ma per te
come grappa dai nove anni agli A.A. ti lascia l'ubriachezza facile
di averti forse mai visto sui mezzi pubblici o infinità del pensiero.
folle folle, e molto felice, questo è l'uomo felice


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20.7.05

 
Evento scoria
















Evento scoria

Groove nel giallo di grandine si guadagna il loop
a varie posture cucite che l'uva sanguina ancora caldo
se dispersi a loro avremo delimitate le mani giunte d'autunno
il contrario chiameremo infelicità su inverso matematico

Thina era la prima ragazza che mi portavo a letto
il letto lo ricordo meglio, aveva un intenso orinoso
a cui quello che stavamo facendo sembrava sensato
lo dimostrava affogandosi mentre la musica stimolava

Thermoville era il nucleo abitativo, in onore del maggior
impianto teleriscaldamento concepito - erano tutti geni
a quel tempo, e IO pensavo a cosa non mi piaceva sul letto
una gioventù non è mai troppa a scaldarsi di apnea

Il quadro sulla parete lo ricordo per il terremoto pop
a lei piaceva il sound di quelle femmine che non era mai
a me piacevano i terremoti, mi ha fatto paura che un quadro
potesse diventare bello solo con la paura

C'è anche da sapere che tutto si regge sugli stuzzicadenti
mi concentravo a mordere, cercare la carne, le radiografie
invece basta respirare senza bombole di nostalgia e soffocare
quando è difficile spezzarli con tre dita e i pink floyd

Ora si balla una polka valvolare a tradizionale saturazione
le ragazzine cercano il futuro nei colori da evitare
il sesso è tornato a ibernazione caricaturale dei caratteri
favorevoli e la massa cerebrale non è giusta per quella

Spirituale, i pavoni farebbero di meglio.

Credo nello Spirito perché altrimenti la gente avrebbe più dignità

Io sono un contraccettivo, ne soffro ed è uno stato di grazia
come un vacuum sul modo di apparire, una cravatta capitale
che di maschile ha solo il peccato e la contrazione

Credo nello sperma perché altrimenti si saprebbe
ciò che comporta farlo e non si farebbe

Credo all'illusione come modo di fuggire alla naturale
e dolorosa partorienza che coinvolge la catena fra umido
e morte in un continuum che di umano ha solo il dolore

L'ansia di un respiro diverso ad ogni costo
è coniugazione terminale del verbo nulla
così come un nome per ogni figlio


E mi sento bene se sfuggo alla natalità
il suono è un coinvolgimento ormonale casuale

Di aver spento il cervello e acceso il mmcaos
mentre la rete sms garantisce le majority dell'allucinazione.


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17.7.05

 
Synaconda



























Mi viene in mente Eva Braun imprimatur del senso di colpa
perché se fosse così semplice l'avrei già fatto nascostamente
senza colorare l'aria di grigio per un intero abisso di popolazione:
l'amore è qualcosa che è sempre dimezzato in onore e giustizia.

Non è ed è quando ci si trova d'accordo sul dannarsi daccapo
l'eterna presenza di volere il complemento oggetto di un proprio
desiderio, e se fosse un modo di professare il take it easy
De Sade sarebbe religione, e la guarigione un processo

avvenuto fra l'orgia e la pace del vento, con un destino
che si potrebbe quanto meno definire inesatto, abbattuto
dalla masturb@azione via del mas@turbamento con finale
di ripetere all'ossesso il gravare d'azione passione in se stessa

proprio come da bambini ripetendo aiuta l'orgasmo

questo il paradiso negro della lotta proletaria con la prole
facciamoci un figlio anche noi e distrubuiamolo sulle maggiori
fasce d'ascolto, che tutti ne godrebbero l'acuto vagire
un diavolo in fasce per un corretto domani, se fosse un modo

di professare il panta rei ci sarebbero pentacoli
rovesci su ogni manifesto per la lotta armata liberatoria
della scandinavia rispetto agli alieni di t'zor che estendettero
nel 987.666 dopo l'avvento del miraggio cosmico di confabulazione

confabulazione intesa come trovarsi d'accordo su ciò che non esiste
- proprio come quando ci innamoreremo - e/o dall'ospedale
chiameremo l'ultima volta chi abbiamo definito il diletto
l'importanza resa carne e il motivo trascendente ogni vuoto

il senso del prima è che null c'è oltre e il dentro e il fuori è solo silenzio

i morti† non hanno bisogno di velocità, ne di affetto e pure
di ridicolo, saranno l'ora di voler ricominciare appena un
momento prima di finire, e tutti abbiamo pelo e vizio e - tragedia!
ne perderemo d'entrambi uno solo - ?quale, una passione a deciderlo


ora accendi Winamp: il reale non è mai esistito
altrimenti avrebbe un qualche altro nome
e lo chiameremmo vedendo sonno
e veglia produrre

il motivo di alternare il sesso
la disposizione verso l'altro o meno
la politica interna verso l'islahm o gl'ebrei
lo spergere la vita in cancro più tosto che miele

sia nel bene che nel male
ti assicuro la poesia è finita
senza è
come ovunque
specchio
fra Ieri
and Niente

















(Questa è una testimonianza del demone Jzlac
apparso in sala di registrazione tra mani di lah)



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15.7.05

 
Substantia Nigra
Substantia Nigra


Si nerva in mente la tua ombra
quando così soffre che una lacrima
dell'ambiguo arcobaleno è lente

Tolti gl'indumenti era un buio colore involto ad'azzurro
dentro ben visibili gli occhi come la guerra quando è distesa
in preghiere di - direi - marmo americano

Il modo suo di pronunciare vocali amava produrre
un torrente percepibile a piedi nudi, o nudi completamente
poichè s'ynterrava segretamente nel più fondo planisfero


Una volta provavo


Per lo stesso motivo cui si crede
meglio un binocolo all'caleidoscopio

Per lo stesso sentimento di cifrare
un anagramma impossibile e rassicurante
il quale sostiene che: Domani torna

Per coagulare insieme di chi siamo ferita

Il verbo è - la fiamma è - un termometro del tempo
io tu amo - e si consumi - sub stantia inetterna



(Quintum non datum)



E non siamo quegl'angeli che sono i morti †
la farina del tuo sacco è solo ciò che patiamo
riflesso di ciò che non è stato ma poteva - come ogni cosa

Tolti gl'indumenti era la raschiatura di baciarti
un compromesso fatto con la lingua
che si inarca e ricade sanguinante nella stanza
non arredata e gelida inutlmente percossa
nei Credo forse per un beneficio di circolazione

Un piede nell'acqua digtale per poco non arancione
di polvere limpida e senza temperatura
c'è ancora un odore di te se il vento lo consente.


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30.6.05

 
Immachinery Madonna
In un attimo la madonna l'abbiamo vista tutti
che la videro sotto il fondotinta a gridare:
Annego ?

E pure stamane un tumorale volto di lei se ne passa
notte quanto basta a non riconoscerlo
senza lacci, senza spigoli diritture all'ansietà
irradiato rotealmente di instancabili, sterili leccate

Non è l'unica a calcare il fango prima di nuda buttarsi
via Pregando 116, che direbbero quell'immacchinabili musicisti
che direbbe la madre de dios se fosse ancora nascere di moda
piuttosto arrabbiata sarebbe: "maschio senza amare nessuno"

E la sua unghia placidità muove lenta e autorevole
ermetizza nell'odio come una foglia
e chi la calpesta si ammette in spalla il dovere di un ricordo
e lo tradisce fino a sanguinare inconsapevole, i sensi persi
quando per millenni si è detto, e vi disse, che non sono giocattoli

I's &
Shinon
Zonògi
oKat
T'oly.


I suoni: (non sono giocattoli) un seno immenso di nere arterie bevitrici
di un miele terribilmente che si gonfia e rigurgita; suggeriscono:
"lascialo a seccare mentre ancora rapisci quel pugno di orgasmi.".

Fotografia è insistenza dopo uno scatto è una richiesta, se aspetti
diceva abile nella costituzione di urgenti inquadrature (non un giocattolo)
passa via come ghiaccio tagliente dopo aver omicciso

Tutti inutili se grandi sapienti, che non sanno l'oppio del casalingo
come bruciare una passione dal contorno vissuto nei genitali (nemmeno)
è possibile che esso abbia l'odore di sangue a lungo inaccessibile

Ti bramo e biunivocamente la lunghezza si misura da secoli con la saliva
oggi è un contorno domani sarò io a farti, longitudinale come un sesso
e non permettere che il giorno venga cancellato per un qualche compromesso
(qui il divertimento è uno sgradevole miraggio, severo e senza perdono)

Il dolore agli organi interni viene percepito sulla pelle:
il caratteristico amaro urlante in molti casi è la cornice indigesta
di eventuali estremi saluti, purtuttavia esso non può affatto definirsi
(indice di tranquillità, piuttosto: non è un giocattolo)


[000]


Con la calma di una poesia il cielo si è detto vaffanculo
e se non cadono tralicci ardenti ma biro scariche è tutta colpa
della scarsa fantasia d'apocalisse di cui è dotato il genio
e se non è il cielo ma un corpo dilaniato dai tafani è tutto merito

Dell'arabesco fiotto che in un sordo espiro gela le proprietà
del dolore inarrestabile che il desiderio e desideria e desideriamo
eventuale l'ultimo anello un terra-chi résto nudo sul di lei pelo

dell'ottima sete a morire di cui è dotato il giocattolo
dell'estrema pubblicabilità di cui è privo
dell'ovvia eredità che il sentimento resta dilettante
dell'ermetica decisione di non suonarlo a lungo e per ogni chissà
dell'estetica camaleonte che sembra covare la vendetta giusta per ognuno
dell'orma di lui esanime alla grandeur spirituale che tenta incensurata felicità

e il tramonto, a medjugorie, è autobiografia.


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22.5.05

 
Un saluto sem'ami



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19.2.05

 
Compagni Soldati Morti
Compagni Soldati Morti




Non è molto che ti adagi sul fieno
e l'escoriazione come un racconto
Blu della purezza sullo stoppino
rimanendoci a guardare l'eclisse

Fame da notte il dolore di topo
dentro la laringe aggravidata

il mare ha smesso di grattare sull'alba di fango
e si allontana a ritroso nello specchio regolato
come una persona ottusa dall'affetto organismico

Rimane solo da urlare !che pura è questa poesia.

Ma nei fili più fondi la parte ovvia è un sillabario
sempre più rigonfio a causa di quando e quanto vive
.tu drammi la mano che fa da ponteggio all'inguine
e per dirlo meglio mi aiuterò nel tuo bagno disossato

Se la poesia risorgesse avrémo tutti ragione
come quando finse di restare a benedirci
e, capitosi solo, il gemello padre
oppure marito, figlio e spirito insano
sempre fedele e senza nemmeno poter lacrimare

-Rima se non Croce fissa.-

Rimase non crocefisso come tutte le sere del 2005
di Giovanni Paolo C., ridotto ad ammentire circostanze
di possibilità come vittoria - comunque un'eutanasia di trionfo.

E non cambiare canale quando si nomina Dio:

Dio Diversamente Abile
Che Sei nei Cieli
Abbi pietà se rientra
nelle _Tue Capacità;

1. Si vive nel composto umido
2. E ci si sente tutti Non Riciclabili
3. Tutto Torna Terribilmente

Mmmmm,

Non è molto che ti adagi nella tela sporca,
il tetto è basso come una cappa che rende gobbi
candide labbra violentemente baciate dalla cera fusa
volando colombe bio-esperimento nell'intonaco spaccato

Tentavamo nella notte a dire che
1. Nessuna nazione è stata abbastanza grande
2. Da costruirmi un dio altrettanto adeguato
3. Procedendo a tentoni;


Mmmmm,

Non è molto che le candide labbra
lasciando fuggire in soffi conversi
la calce viva tutt'uno alla necrosi
svanendo
che il tempo come un fiore di vermi


...?


oh: è.


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12.11.04

 
Morso di vento e gesso sul Fiore
Quando sarà inverno ti parlerò, nel vuoto di ogni sera
con un sorso di vino caldo nella tazza

Senza dimenticare che non ti piace bere
e che io sono sempre al freddo e lo cerco
- sono così inospitale

Ed il fiore nell'asfalto pronto a sparire
cono di se a baciare il poco cielo rimasto

No, non saprà più crescere da solo questo sperma
lo dovremo coltivare delicatamente e con cura
così che avrai dita di papavero, ciglia sottili come mi piace

Sentiremo il suo parlare a stento



E poi strappato da un aliseo di bambina
mimando un affetto senza contatto
che il dolore lo si sapeva dentro, forse

Per quanto ancora la gola sia lei
a scorrere nell'aria d'ogni respiro

Quando lui dirà "Soffia via questo seme
mi chiamerai per sempre amore"

Lo guarderemo
inutile e nudo.



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28.10.04

 
Homo Cordis (scultoreo)


Non è un lavoro simmetrico e sbava le pieghe fra la carne
Sicuramente l'armadietto per inginocchiarsi lascia spazio
All'immaginazione nella biblioteca con gli occhi in comune
L'armadietto per i grattacieli l'avviso di promiscuità

Che non ricorda gl'infiniti ragazzi buttati da una finestra
Rotta con la rabbia e scavalcata con amore più grande

Era solo io questo che si chiamano l'amore

E ques'io t nulla a fare che tutti i compagni dati dispersi
le gonadi scansite a profondità di colore che accentua lesioni
Se mi trovi quando significa che hai cercato - e eccellenza
da dove eccelle o per cosa in due spazi di riga fra 2 suoni resi (restituiti)

entrambi di vitale impotenza, curiosità del lasciare scorrere la fune escoriante
del passare goccia su pietra dell'oscurità di spazio e tempo che cercandosi
per colpa di questo esprimono e traducono - nelle sere di me che con la identica
Rabbia pronto a Amore più grande senza Complicità più necessaria nel proseguire
_ Coscienza

Mi preservo e questo si chiamano d'amore (in ore)

A fuggire le siepi che abbondano l'infinitaàabbondanza
Che è un piacere celarla -

E questo dono-cuore
, sacro nel fuggire





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10.10.04

 
Lavanda Cordis


Difficile anche sorridere quando è come se manchi
Da giorni i più dolorosi nel mio letto che non hai mai
Diviso come due vermi con me, per toccarci meglio

Ci sono sul tavolo tutti i fili con i diversi attacchi
Ogni solco un incisore comprese le fibre di vetro
Che portano la luce di due posti l’uno indifferente

Deboli mani stamattina a chiederti scusa ed a volerne
Occhi come un compasso di carbone spento dall’acqua
Sogno ogni notte la vergogna dipinta a tinte avvelenate

Sogno sul tavolo come fili dai diversi congiuntivi
E lo strumento musicale con un piede nella custodia
Manca dalle dita come la voglia dai due seni

Tutto perso a se stesso questo che si tocca in fronte
Mi lascio a marcire come la particola sul palato
Forse le dita un giorno ancora avranno modo.




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8.10.04

 
Liana Cordis


scritto in treno dopo tanto tempo

Sarebbe inaudito trovarsi felici con tutto questo tempo
E queste lamiere giocate per le bambole di cui le ciglia
Calando preparano amore e tramonto secondo gravità

Portatemi in fili sottili la canapa indiana
Per giostrare il duro crocicchio nelle dita
E portate la mia burattina preferita tutta bianca
Nella oscurità

Preferita, la mia principessa dei fili che posso toccare
E trarre a me finalmente, ma tutti questi piedi nudi
Lasciati ad eccitarsi soli o bambina

Che mentre si cade basta le labbra tremino un poco
E s’inizia ad avvitarsi nell’uno l’altra fra l’aria
Vedo di notte tutte queste ginocchia lasciate sole
A sciogliersi

Poi le spugne appena raccolte dalle rocce sciacquate
Rinfrescanti sulle zone sottili arrossate che pizzicano
E prendimi cura, sai

Mi sento la tua statua e fammi bella stamani
Con le dita musiciste lasciami un aspetto fresco e pulito
Che di sole bacia e penetra rilucendo

Oppure la mezzanotte epilogo di tutto intoccabile e bianco
Spinto dentro venga dentro fino a sudare dentro
Compianta regina del seme sparso

Ora ti nasconde il sorriso dai bellissimi denti
Anche la statua che sorride nel sapore e nella moviola
Che la bocca altro non poteva che sterilizzarsi
O mutar di sorriso

Nessuno, su, stupirà di vedersi appese le tue rosee
Del volto che baciano - labbra
Spezzate ed il tuo colore rosso vivo
Riverso

Nell’ostinata consumazione
Di un
Godere reperto





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29.8.04

 

A dire quanto sotto le spoglie


A dire quanto sotto le spoglie
, foglie strappate giace il verme
che è così improbabile sgualcire il sogno di tornarci

Tanto per dire quanto è spoglia questa notte di tutti i comfort
domattina se pensi a rivoltare le ore che intanto ti sfrecciano via
che intanto ci aspettano, mute. E tirano la gonna per farsi pettinare
l'una nell'altra alle due, tre, quando, anche senza compassione

, quest'orologio con il rumore di temperatura
il sonno l'ho atteso nella gola per richiamare

Questo comune accordo di scimmie addestrate al resto niente
questo breccia fra lo stomaco e concentra le vie tutte per i rami
torno e ripatisco, questo ornavo le braccia di david elastici ingrassati
aspettando il ciglio della consolazione, la rosa morta sul davanzale

, seccano, le strofe da bollire lungo le falesie rotte del bronzo

A quanto dire che siedo spoglio
, figlio strappato sul ventre


così improbabile da sgualcire
il sogno di tornarvi.




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20.8.04

 
cnun te cih (con te ora) :: a quaranta mani con la propria zia Lilli Hofer





cnun te cih

vento nel mutuo corpo spermatofora, riassorbendo
al feto come una straripazione di glassa strutturata
e il respiro che assume in sè la polvere baciata dal sole
per smentire che il burro del mattino fosse un'agonia nuova

batterio lirico, la commozione del perdono consumata
negli incroci dei canali marziani, artifici d'ali inconsolabili
sugli zigomi piallati come se rimasero incinti
all'ultimo carnevale che finiva assieme agli orgasmi di tutti

amore, incolpami di coda, sulle falene dell'armadio
mentre scegli il vestito per aspettarmi inerte
otto infinite gambe senza strumenti a corda

ribollita di arpie, radiocomando per le vedove
vita frantumata in digitale, sorridente bimbo dello spot
che mi raccoglie un fiore eterno dai pannolini

e sciami di esecuzioni capitali a buttarsi le braccia al collo
frangesguardi a doppiovento precisi ai nodi che sfracella
dondolando nei metri del baldacchino come sale filato
cabriolet che sogna nell'angolo la neve sopra i materassi

visti da dentro, le angustie dell'infanzia nel colmo dell'impronta
delle spazzanevi cattive se mangiano brividi, e l'ovatta, solo minuti fa
fare la pancia, le decorazioni e nelle scarpe tutto il trangugiare
fiocchi profondi nella pala, piccolo, qua è la una banderuola, un groppo

ma tu basta che suoni, e guardi da sé chissà dove, arrivando al fosforo

e i folli sgominature appena accennate, io che vorrei respirare la menta
del paradiso appena bruciata nella carta, solipsi come il nome di un nuovo
ghiacciolo per bimbi manticora di flauti avvelenati, grondanti labbra orali

ma cosa sto dicendo alle tre del mattino a chi voleva solo un sorriso
riprodotto enumerato alle audaci retromarce, che non grida fino in fondo
avvolto nel diluvio chiaroscuro, che non cola la capsula papavero sotto
la cataratta

sull'ararat e lassù non si respira che il bilico della particola succhiata
semmai m'imbatto anacronismo in qualche gelo prima dei rimbombi quando
la mano azzurra è come l'equiseto e quella sinistra al buio viene chiara

succhiare l'indolore a tutti i buchi è la sutura delle crepe capillari
a labbrafinite di ferite sulla fronte e filamenti ovunque di cavetti e fibre
come sui lacci per le vene che sgocciano cuorerosario a milligrammi l'atropina

che sono caduto dal cielo maledicendo, che ovviamente sono l'ira
del dio che da adesso esiste e mi cerca, buono e perdono, voyeur
che sono salito nell'inferno a giudicare, mentre se parlavo alzavo solo
polvere di occhi morti da tempo nel suono continuo di tutte le disperazioni






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15.8.04

 
Aspersa nel Cupio Volere







Montagne rosa distillate in singoli mantelli le tue gambe
e la sete d'odore vicino ad esse dolcemente rannicchiata
nasce nel bacio di pensiero, un soffio umido e vicino
da fondermi nell'interno con la voce nuda ed incerta

a dirti frasi d'intimo solletico alla pelle

E nei tuoi occhi sovraesposti sul fondo di un ricordo
si nasconde un varco così ìmpari da sventrare a nero
il negativo della notte in cui vivo i malintesi

latteo sulla schiena di sapermi amaro

E smettimi di carezze, affondami nelle chiavi di volta
ammettimi ai desideri e poi offrimi fra le ginocchia

che le farfalle di dolore volino via come pipistrelli

E azzurra queste mani a forza di stringerti, e copri
teneramente i denti che nel sonno imprimono a fondo
il nervo nella roccia con cui mi strazio l'universo,

prima che il suono impaurisca

E voltati, e sorgimi, e gettami nel temporale
e aiutami a svestirmi prima di non uscire
specchiami nel volerti, desiderami sulle spalle
entra, richiudimi a chiave,

e interrompimi,

Prima che il suono mi sia








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1.8.04

 
Nazionalità Suicida









Sono sempre 4 maledette mura bianche, ci vorremmo i gioielli
tridimensionali astratti ma ingombranti; quanto è trasparente
il fuoco degli occhi che s'impaglia facendosi i buchi nel cuore
si posa e trasfonde, si spoglia e denuda, vola via nei frantumi

Ma cos'è il tempo che non si ha, lo si perde cercandone i suoni
coagulando nelle vene per morire soffocati nel respiro, a vuoto

E radente al muro passano i cigli dei fazzoletti bianchi
se ci appoggi l'orecchio sei pazzo, ma se li senti
scrivimi una poesia che racconta di guerre fra grani
di polvere sollevata sbadigliando nell'acqua sporca

L'arcidiavolo con le pinne snocciola gli epiloghi di tutte le malattie
mi saluta o mi uccide, non vedo bene, le mani però si sfiorano stanche

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Elettro candido e panacea visibilmente intaccata dagli insetti
che sembra sciogliere le vergini nel fango, oscurare le fiamme
irradiare le piaghe sulle ossa di ghiaccio dal lume velenoso
le sposto sullo schermo al neon per un graffio che urla DIO, DIO

solo lui lo vuol fare, come una foresta che marcisce senza nessuno
che la rimpiange, senza vermi a soffrire il troppo cibo e scoppiare
nel rumore sordo dell'ape regina quando tutti ormai l'hanno in coda
e schiacciata dal peso dell'alveare riscuote la dovuta morte

"così io", disse il pescatore di salme, che ho guardato nelle scollature
le vergini di cotone piegate sul sale e sul limone di sera, ubriache

e se fossero gambi rosa quelli dei fiori, a piegarsi nel vento materno
che genera corti di poeti e cortesi signori dalla tenera ombra (e lama)

mi perdo a fiato nel frastuono degli archi, di terra e paesi diroccati
ricordati dal fatto che non sottendo più la vita antica che porta
la fine in mano, dono al vetro fra cui mi vedo
paralizzare











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29.7.04

 
girøproae






- girøproae -


I. Adagiata sui fratelli nudi

Frangeti di chi nel senso di poi, dalle buche sul fango
ai dichiarativi ornamenti probabili del fulcro un tratto a
che lente in chiusa come ferite giunte al cuore si salutano
l'ombra vana ombra mia corona, vano nudo fissato nell'ambra

e accarezzami sparso sul granito

ma che dice il signore, oggi a noia di noi chi senza sgomento
bussa il battere, lo spallare o le carezze nel bagnato rosa
trovami il corvo trovami fra i rimasugli e sbattimi le fondamenta
finché al cielo scadano i pezzetti acidi che riaffiorano dal caffè

e odorami disteso a costellazioni fachire nella schiena

II. Se parlo non ascolto, se mi ascolto è silenzio

Ma quando l'ho deciso da fiorire ad appassirmi che sia vuoto
poi intatti offrendo i colori di ciò che serve guardare e ricevo
una poesia rotta, come l'orgasmo che m'uccide il grembo scoperto
e preparavo la fata dalle dita bianche sbucciando la lingua salata

cucinami senza fiato e sporchiamoci senz'altro che l'uniforme

Se l'ho dedicato non volendo nemmeno avere un suono da odorare
potevo davvero incendiare le braccia nel vuoto e scoprirne il sole
avvolto dal fatto di avere nome e calore, ho sognato le salamandre
nelle nuvole a farsi pioggia di un taglio nell'aria che comunque

sanza sp'eme le facce girate al volto scuro della notte

III. Sanguina di dolore astratto, come un segno della croce

Perchè tu solo il santo, tu solo l'altro, tu solo memoria vuota
o futuro, che comunque di te non si ha mai fatto a meno di mandarci
e metterne le mani e le salviette sulla fronte a riceverne un calco
se muori o godi insomma esplodi, e altro che ora non ricordo troppo

impregnato a sudare il mio sepolcro annerito

finisci di piangere quando le lacrime ne hanno ugual sapore
identico a te, a quando le passeggiate all'ombra finivano alla riva
del fiume, a non perdere il mio tempo, tuo, ossessionato dal decifrare
se sperare od amare.

ma tu risolvimi con i baci e annulla l'infinito.




(a Cristina)









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16.7.04

 
s u o n o g r e c o
Ma ci si può innamorare dentro a un sogno
che è sempre bianco&nero e a cui la pelle
mente sempre il suo profumo di traverso
se il cielo soffia

E si accalora nella sabbia senza voce
maglia spoglia per terra e il deserto
come una scatola sepolta in eredità
alla dimenticanza

Ma è possibile guardare al vuoto
senza che si riempia almeno di sete
che lo sguardo non esista se cono
di luce vuota

Opprimiti qui con me Sole
scotta le vele senza terra
che a conoscere la costa poi
non si ha più dove andare

Opale qui con me un tè freddo
Grano di capelli se li accarezzi
Spora dell'odore scoppia e gode


Qui con me?







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3.7.04

 
Che nel buio il fiore è un fungo

~


"E nel buio l'estate è fuori,



ma, amore, arriva."


-g.



"A millimetri contati la pelle
e il libro a tenerlo aperto sulle gambe
- l'hai scritta tu la storia? -
di angoscia rossastra prolungata nel tempo breve
e resta | o che resta, ora?
Scrivimi l'appiglio cui ti aggrappi ad aspettarmi
e sui capelli veloalmiele le farfalle
- di latte o mandorlesciolte fuori il barattolo;
- di raso immobile o fasi di bianco nel vento;
- d’iridi spente o lampade accese il sogno:
Sempre e solo
Il mio amore
Che luce."


-C.olei per cui


~






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25.6.04

 
poggiasole di rugiada che si fugge prima d'alba
parte prima eurocromo erode


trasparentemi via tutto quanto non si abbina al vento
subbuglio di soffi dal cranio che strabriciola sul film
muggiasco di sostanze immediate che si dimenticano fuse
la forza dell'orma m'entra e la premi e la donna
ancorricòrda

sempre i calli di siepi lunghe, mute cesoie nell'aldilà a sforbiciarsi
"hai dei piedi pranoterrestri che li amano passando il giardino di cure"
e se mi sfoggerai la riconoscenza ti eleveremo nel tumulo dei gerani appassiti
"rotea le guance nel sole di lumaca e odora l'ancido che scuote le polmoniti"


parte seconda sposa di vari profeti


quando così ci gola: il prurito di pensare le vie ancora lunghe
e perciò già percorse è la familiarità con la dimenticanza dei luoghi
partendo dalle terre a gobbe scarsamente illuminate hai compreso nel
suono del tramonto i passi cupi delle foglie sulle foglie

ma del senso che se non ti cade addosso sia pace-amen tu-tu-tu


tre spaventi dal cono m'estuario


e cornici e blasoni e balaustre: il ritratto ha occhio barbaratro
le lenti poliglotte come coltelli celano scruti d'immenso in formalina
poi mi si toglie l'aura maestra e comincia il canto con fede "o bisanzio

mandala qui da me la strega la tratterrò in custodia di violini per te
mostrala qui nel centro alla fine dei passi chiusi in cera tonda perché
le mani congiunte fiano svendite monde, il corno brunisca le falci ch'attardano
e coagulin milizie di ripetizione cinguettî wiri-wiei-wirl

"non ho scordato i colori del vuoto
tutti immeèrsi azzurri nel canto
che libertino ai confini e catena d'imensione
oppone le coste in gemiti d'orca sazia"




p'arte prima "cromodome"


b'oscurantemi l'enzuola d'occhi per divario continuando gli sguardi in finestra
mentre passi dei passi più gravi e t'attardi alla strada profumata di macere erbe
e lì m'alzi la seta cint'ai fianchi, che il desiderio ti appanna gli occhi di lavanda
"tu e i tuoi sogni rotti nei cassetti e le tue calze sconfitte in cerca d'amore"

gambe sequoie la m'istigazione sessuale è reato e lo ricordi da quando bambina
non osavo pensarci e cucivo le metà di voci che tremando tutte uguali al pepe misericordia
mi falce e guano di tigre e scatto felino di crepapassi nel precipizio affogato e poi dicono
che i bambini gente pura.


p'arma del duetto glaciale o miserère


e già si fa sera quando l'inverno accorcia la permanenza
quando i capelli lunghi non fanno più caldo quando già si fa cena
mi copri l'ultima calvizie che è quella di una lingua vecchia e soda
che dice "lasciati dire lasciati spogliare che ne ho passate tante per spiarti
i maya i lombrichi le cantilene che le sai o ci muori ed il mistero dei canguri
ed altro a ritenersi"


parti xké i lampi sono sgambetto agli alberi


poco polite le fantasie se mi alzo gira la testa di bassa pressione
sangue a fatica e langue a matita e sveglia spiritismi girotondi in disuso
quale desolazione questo sapore che mi trovo a benedire bensì condividere
quindi su attentato di riflessione cautamente resto l'emendamento e sparo nella

parte il colpo nella

bocca e mi vedrò
fra le primule spiovute
nella zuppa di temporeali
"quei branchi di mogano avvolti su me
come cateteri di respiro eterno"

ma cazzo spiagami come mai in prima parte il cuore
s'ingegna di un'amicizia corrosa dall'emofilia
che o mi cade addosso oppure pace-amen

e che poi per riposare innanzitutto mi consiglia
di scucire questi polmoni alla transumanza~









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13.6.04

 
c o n o d o m b r a
-Venga il tuo Pregno-

Mi dicono dal calendario che è troppo freddo a stare qui
che è troppo bianco d’inverno ed oscuro in primavera
che è tutto un modo per dirlo, per essere colpe a se stessi
così come seguire il mezzo pregno, la solita materna oscurità

E sonde di tuoni e mantidi campane, cui r’umore è cono
d’ombra sterile al pensiero, praticism’o distrazione vasectomia
monologo interiore vano d’arsure, che in gola già depone
il suo consumo

E cesella il vetro gonfio di eter& baci
brulicante propensione a superficie appiccicosa

Ed ora ardisco a spogliarti i petali appassiti ed orgogliosi
dal loro naturale fascino d’alluminio e paglia
poiché la poesia è morta e per quanto aspetti non risorge

Poesia che vaga un morbo d’inconscio
la poesia, accesa o spenta sempre aria
e la poesia, se mi faccio pioggia se mi faccio
pipì vento o lago - per bagnarmi fino al mento
quantità di saliva di poesia imbracciata a levante
(annusando sorgerla calante)

Ed un dolore ai remi per pescare dai piedi dalla paura-mille-gocce
il rimando perentorio degli occhi sempre pronti aperti a colare:
ho le vesciche suonando a morto fino alla perturbazione alla perfezio
ne piangine piangi pagine

E la mia scia di piume posticcie al davanzale fin giù
ghirlanda d’urli pulcino inesperto al volo dal nido
ed ho creduto come ieri di saperlo afferrare, il mio nervo
come con i denti un tempo, ora con labbra e le mani
come un esperto amatore, che finalmente goda finalmente roda




&




&



&




dis
per
dio



&



&



&



Poi il caldo e le voci succedersi fra siepi
le finestre spalancaie per contrabbattere l’umid’aurora
con sorgere grandangolare di sogni e confessioni d’altrove

Che i pescatori escon quando piove
Che le onde son pascoli a vela
Che voltar le spalle ai pesci
è ritrovarli in costellazioni disperse
Che il maresciallo ordinò ritirata
troppo presto per me che fui solo
mezz’uomo agli occhi mezz’amo ai denti
in questa timida bufera,



dis
per




&


&



dis
per




&



&




(Che ne sei e splendi
Per il mio amore
Che è tuo)






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5.6.04

 
* Accuratamente Addio *
brunendo le spalle ti bevo a noia
ed ancora, sotto al cielo di muro
dalle tue spire ennesime all’alba
sigillo, inesplodo, mi stanco

come usualmente le ombre
traboccheranno ossesse
ed un pulpito spocchioso
dell’interruttore le falcidierà
mentre berceranno ragioni frustrate
nella ruggine eterea ed abbellita

indigestioni a svegliarsi nell’arsura derivante
come conchiglie morte nella bocca appena schiusa
finché sputeremo dentifricio venato al sangue
un bolo morto di imprecazioni senza oggetto

ad addocchiarsi, poi, giunge un perpetuo dialogo
di occhi specchiati, assonnati, bolliti ognuno
nel suo cesso solitario -più o meno lindo.



è stato come pesce fresco nel ghiaccio
a bocconi ingordi fino a vomitare
le branchie sporche d’urbanismo morente

ed ho una vaga idea di ciò che sto dicendo
così come del modo che ti ho amato ed ora

rivelami tutte le bugie all’occhio delle 17.10
sgambetto a chi porta la bara, non preoccuparti
che era vuota: come un dolore restituito.






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29.5.04

 
Ode all'Oceano in Bara Elettrica
amore celeste crollo stanco e tu a rivestirti
per quando un giorno lo smetterai, quel piede nudo
sulla bocca a zittirmi le deposizioni ripetute a noia
ad un vento mercante che invece di promettere
russava vapori fra i muti urli di popoli sommersi

e quando mi spegnerai la gozzoviglia di sventura
che vive ancora per sapere: chi sono chi sei quando
mi lascerai, al momento che la morte ci separa o riunisce
e riavere i suoi fottuti anelli noleggiati per amore

ridichiaro l’affetto che la vita non bastò ad uscirmi la pelle
l’anca d’oceano profonda che vibrando la mollezza del mio volto
quand’egli è cielo ed annuso: l’infinito a scompormene
mentre le gambe affossano, spasmodicamente tese ad alleviarmi

l’ancia del mare profonda che freme
vibra i muscoli avvolti alle vene
ribalt’amare tu, che puro vaghi e sparisci
ribalta mare tu, come un foglio dal retro nero
qua nell’occhio pregno del buio aiutami
a trovare una goccia di pensiero fenice
caduta sulla pelle secca e cruda del cielo.


e


qui perso d’acqua in acqua per le mute campane
come una preghiera, conto le ore ai naufraghi
matrimoni di me nel sangue e conchiglie
replicando questi occhi oblunghi al firmamento

(riacceso)

salmàdio gettato avvolto
in lenzuola di luce
verso correnti polverose
affamate d’illuminarsi.







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22.5.04

 
M'Estrovento a Terminare


m'estrovento a terminare


Il sorriso è un crematorio che a volte
necessita di specchiarsi nel mio volto
sozzo di sogni già mezzi putrescenti che lui
mezzadro di questi conati affabili pianto
ne imita il tracheotomismo dolce.

causativamente lui, prima è: assaggiarne
le vene appese d'un soffio intenso, inerme
respiro poggiatosi al buio, gonfio;

quindi le gambe rivolgersi a sbadigli e tremori, poiché affetto
stava allo scherzo come ancora cader senza alcun trucco
od inganno e di me esangue dissezione, in vasche d'argento a:

mutare a nuotare a
qualche colore e suono di qualche parola che pure talvolta ho
dimenticato:

oh. la vita diede poiché la vita chiese
in grave luce non dando lei ti venn'e prese
dentro ai seni-reni, cobalto a purtificàrsi

ma tant'è, questo dono che par te lo dono

quello che occhi sotto luna omosessuale e fiammante
ti aprivo sopra ai denti- questo il mio dono prendine
sui fiori prestampe in morbida stoffa di gonna

di quelle che mi piacevano
assai se le indossavi
(sembrando la tomba del grano estivo
ma anche un vivaio dei tramonti, dicevo
ma anche custode dell'ombra
sulle dita fonde, sorrisi)

e sembrando la serra-dedizione
di un cristo poeta affacciato alle tue gambe
la testimonianza sbattuta prona
al tuo piacere grossista,

centesimo uno centesimo tuo
specchio a riflettersi curvo
e come corvo non ravvisarti
sembrando riderti che invece gridi
al crescere di questa: frenesia

che nel tatto e dal tratto tutto a volgersi avverso un verme
terrore che il cuore frattaglia di vetri gratteràndo il marmo a gelo

cadrà lui con lei mano a mano e nella mano
scivoleràndo a sè cortei a stringersi
salme di mani di luce n'istante

che nel punto mi fai fermo

buioti
sarò fumo di fiaccole spente a tossire
irreligiosamente stretto alle tue gronde
e dimora
del grumo mensile che lunare abbandono







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